Le abitudini alimentari del tifoso


23/06/2008

le abitudini alimentari del tifosoLe grandi manifestazioni internazionali legate al pallone, in un Paese calciomane come il nostro, divengono spesso – per i tifosi, gli appassionati e le molte loro vittime – una sorta di rito collettivo; assurgono a manifestazione di identità nazionale; trasformano il periodo durante il quale si svolgono (in genere una quindicina di giorni) in un momento quasi sospeso, che diverge da tutti gli altri e durante il quale ogni attenzione, ogni chiacchiera, persino l’organizzazione della propria giornata non può prescindere dalla consultazione del calendario delle partite e/o dagli infiniti dibattiti televisivi che ne seguono (esempio di dialogo: «Ci vediamo domani sera?». «Sei pazzo? C’è l’imperdibile Polonia-Croazia in differita sul terzo canale!»)..
Ovviamente, tutto ciò ha un inevitabile riflesso anche a tavola. Intanto, per alcuni, in positivo: i disinteressati e gli alternativi, se anche buongustai, approfitteranno di quella serata che vede protagonista la nazionale italiana per prenotare con successo il famoso ristorante altrimenti off limits. Stiano semmai attenti che, per l’occasione, anche il famoso chef decida di seguire di meno i fornelli e di più quanto accade allo stadio... Per coloro che invece tifosi lo sono, eccome, le scelte sono comunque numerose. Il classico dei classici è la pizza take away, per una serata di fronte al video con gli amici (unica controindicazione: problemi al fegato al decimo giorno). I canoni dell’alimentazione tradizionale del tifoso “in famiglia”, invece, sono stati fissati in modo indelebile da quello straordinario ritratto dell’eterna Italietta piccolo borghese che è Fantozzi: vestagliona di flanella, Peroni ghiacciata, frittatona di cipolle (e rutto libero)! Le possibili varianti sono sempre in tema nazionalistico: spaghetti a volontà (meglio se tricolori: nell’ordine pesto, burro e pomodoro), abbacchio, parmigiana di melanzane, mozzarelle… Cedere alla tentazione di un gazpacho o di una choucrute potrebbe comportare accuse di collaborazionismo con il nemico da parte dei fan più radicali della nazionale di Roberto Donadoni.
Proprio in questi giorni abbiamo però appreso che tutte queste abitudini alimentari – con le quali bene o male generazioni di tifosi sono sopravvissuti, riuscendo perlopiù a superare indenni gli inevitabili stress alle coronarie – sono tutt’altro che ideali. «Quando seguiamo in televisione la nostra squadra del cuore – ci ha infatti spiegato la nutrizionista milanese Evelina Flachi - possiamo essere soggetti ad un vero e proprio stress emotivo, anche se positivo, come provano due importanti studi scientifici», condotti guarda caso proprio in Svizzera, sede degli Europei di calcio in corso. Il possibile aumento dlele temperature di questi giorni, inoltre, proverebbe ulteriormente l’organismo del tifoso acceso, favorendone così la disidratazione. Ecco perché – conclude la Flachi - per fare il pieno di energia e di liquidi quando siamo riuniti davanti alla tv per una partita dell'Italia, è meglio privilegiare succhi di frutta: «Un succo Ace, a base di carota, arancia e limone, oltre ad essere poco calorico (42 calorie per 100 ml), è una vera bevanda vitaminizzata, che può contribuire a reintegrare vitamine e sali minerali, per avere ogni giorno la carica giusta. Grazie all'apporto di vitamina C, vitamina E ed al beta-carotene, precursore della vitamina A, è inoltre un valido complemento nutrizionale per la nostra dieta. Queste tre vitamine, come dimostrano studi scientifici internazionali, sono valutate tra i più importanti antiossidanti che esistono in natura. Perciò la possibilità di assumerli insieme può favorire le funzioni metaboliche, proteggere i tessuti dagli effetti dannosi dei radicali liberi e svolgere, quindi, un’azione preventiva verso molte patologie degenerative, favorite dall'ossidazione organica». Pur di godere di un gol senza il rischio-infarto, accettiamo il consiglio, ci procureremo Ace in quantità. Però, con tutto il rispetto, in caso di vittoria finale il Franciacorta, che faccia bene o no, è già in frigor.
Carlo Passera – www.asa-press.com


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